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Imbarcazione in navigazione al tramonto lungo una costa di scogliere

L'ultima parola resta a bordo.

Chi va per mare lo sa: un problema non arriva mai da solo e quasi mai arriva in un momento comodo. Arriva di notte, con il vento che gira, mentre si dorme o si sta facendo altro. E in quel momento qualcuno deve decidere e intervenire in fretta.

Negli ultimi vent'anni la nautica ha aggiunto sensori, schermi e impianti. I sensori misurano sempre di più, ma il lavoro di mettere in relazione quei dati resta ancora alla persona che deve governare la barca.

Noi siamo partiti da quel momento.

Costruiamo un livello di intelligenza tra i dati e la persona che comanda. Legge ciò che succede a bordo, riconosce le situazioni rilevanti, le spiega in modo comprensibile e le porta all'attenzione quando c'è ancora tempo per intervenire. Riduce il lavoro di interpretazione. Non sostituisce la decisione.

Potremmo promettere una barca che si governa da sola: si racconterebbe meglio e si venderebbe prima. Non è ciò che stiamo costruendo. Il mare non è un'autostrada, e la responsabilità di chi comanda non si delega a un algoritmo. Chi ha il comando deve poter capire perché il sistema segnala qualcosa, ed essere libero di non essere d'accordo.

Per questo lavoriamo sull'elaborazione a bordo e sulla continuità delle funzioni quando la connessione non è disponibile. Per questo investiamo nell'integrità e nella tracciabilità dei dati. E per questo i permessi sono parte dell'architettura, non un'aggiunta: su una barca privata, la differenza tra un servizio e una sorveglianza sta tutta lì.

Non siamo partiti da un laboratorio. Digital Vessel è nato dentro un cantiere ed è stato provato per primo sul prototipo che abbiamo costruito noi. Quello che proponiamo lo mettiamo prima alla prova in mare, non in una presentazione.

Una barca vive più a lungo di molte delle cose che la circondano: cambia proprietario, equipaggio, porto. Crediamo che la sua storia debba restare con lei — ogni intervento, ogni stagione, ogni anomalia — in un registro che nessuno possa riscrivere a posteriori senza che si veda. È una forma di rispetto per la barca, e per chi la avrà dopo.

Non ci serve che il nostro nome sia necessariamente a bordo. Sul display, nell'app, nel rapporto con l'armatore deve comparire chi la barca l'ha costruita o chi la gestisce. Noi lavoriamo sotto coperta, dove il lavoro fatto bene non si nota.

E diciamo sempre cosa funziona oggi e cosa non ancora. In mare ci si fida di chi dice la verità sulle condizioni, anche quando non sono quelle che si sperava.

La tecnologia che costruiamo è complessa. Il suo scopo non lo è: fare in modo che chi è al timone abbia meno cose da decifrare e più tempo per fare quello per cui è uscito in mare.

Quattro persone in banchina, accanto a un catamarano, guardano insieme un tablet
Michele CannellaCEO & Co-founder
Riccardo CannellaCTO & Co-founder